La sanità che vorrei

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Sanità e salute sono racchiuse in un termine: “bene comune”. La sanità che vorrei è una sanità in cui riemerga un buon rapporto medico-paziente.

La sanità che vorrei è una sanità in cui la prevenzione ne sia il fulcro senza che veleggi alcun dubbio.

La sanità che vorrei è quella il cui costo sia distribuito equamente  senza litigi politici che con la salute dei cittadini poco hanno a che fare.

La sanità che vorrei è una sanità “semplice”  in cui le idee semplici siano condivise ed applicate.

La sanità che vorrei è una sanità onesta in cui chi ha colpa sia responsabilmente punito.

La sanità che vorrei è una sanità per curare soprattutto in questo periodo di crisi economica.

La sanità che vorrei è una sanità in cui i farmaci ed i vaccini non siano lo strumento per terapie non mediche.

La sanità che vorrei è una sanità solidale senza interessi personali.

La sanità che vorrei è una sanità di parole, ma soprattutto di fatti.

Per i pazienti.

Il Dr Domenico De Felice dopo una lunghissima esperienza maturata presso l’Ospedale Fatebenefratelli e Oftalmico di Milano e presso altre cliniche oculistiche della Lombardia è membro dell’ Associazione Sulle regole di Gherardo Colombo nel gruppo Sanità e Consulente Oculista presso la Casa di Cura San Camillo di Milano.

Il caso del progetto Diana

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Esperimenti importanti come il progetto Diana, portato avanti dall’Istituto dei tumori di Milano, dimostrano come un scelta adeguata di alimenti possa aiutare a prevenire i tumori al seno e anche le ricadute in donne già operate. Ma chiunque debba sottoporsi a una chemioterapia può trarre vantaggio da una dieta povera di proteine animali e ricca di cibi integrali e vegetali.

La dieta, però, è solo uno degli interventi possibili per affiancare le terapie oncologiche convenzionali: molto altro si può fare per aiutare il paziente ad affrontare le cure, per minimizzarne gli effetti collaterali e per sostenerlo psicologicamente. Tanto che oggi, molte di queste terapie sono disponibili nei principali centro oncologici all’estero – pensiamo allo Sloane Kettering Cancer Center di New York – e sempre più spesso anche in Italia.

Gli interventi psicologici a sostegno di un malato di cancro seguono principalmente due strade: «Può trattarsi di tradizionali interventi di psicoterapia e supporto psico oncologico – quindi di terapia attraverso la parola – per aiutare i malati, in qualche caso anche i loro familiari, ad affrontare e a dare senso a quanto sta accadendo», spiega Anna Costantini, presidente Sipo e direttrice del servizio di psico oncologia dell’ospedale Sant’Andrea di Roma. «Oppure di interventi che fanno leva su altri strumenti come meditazione, arteterapia, musicoterapia o danza. L’obiettivo, in ogni caso, è quello di farsi carico del benessere esistenziale e spirituale dei pazienti dal momento della diagnosi, che spesso genera ansia e depressione, all’impatto di terapie più a lungo termine; ma anche dopo la malattia, a volte soprattutto dopo, per aiutare i pazienti a recuperare una dimensione di piacere. Ed è importante che i malati si rendano conto del sostegno che possono trarre da queste terapie pensate per persone “normali” che devono affrontare un evento eccezionale come il cancro».

A cura di Paola Emilia Cicerone per Vita e Salute, Maggio 2012

Una spalla su cui ridere

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L’ospedale è uno spaese perché ti fa sentire spaesato. In questo non luogo le cose funzionano diversamente dal mondo di quelli con le scarpe, basta pensare che il posto più freddo si chiama camera ardente. Appena arrivato, ogni paziente è costretto a fare difficili esercizi di orientamento. Questo sito è una buona bussola, più che l’agorà della sanità virtuale, direi che è l’agorà virtuosa della sanità. Qui siamo tutti alla ricerca di quel fuggente momento di pace, nascosto tra una fitta e l’altra, cercando di farlo durare a lungo. Personalmente, di parole magiche e di riti taumaturgici non ne conosco – a parte grazie, scusa e per favore – ma per esperienza di lavoro e di degenza so che le parole contengono un’energia che è bene tirare fuori dal corpo: le parole dei pazienti esorcizzano il male e sciolgono quel grumo di dispiaceri piazzato sull’anima; le parole dei dottori sono un unguento sottostimato dalla farmacopea che fa miracoli sul morale ferito dei malati. Non sono medico ma uno dei tanti pazienti e, fra le tante debolezze, ho il debole per le parole che fanno ridere. Chi sa ridere è padrone del mondo – scriveva Leopardi. La malattia è qualcosa di
grande che accade nelle nostre vite e le parole scherzose riducono lo spavento, la rimpiccioliscono rendendola un’avversaria contrastabile, facendoci sentire ancora padroni di una forza che è venuta meno. Proverò a parlare di ospedali in modo leggero, sperando di diffondere sorrisi contagiosi e di riceverne in cambio, insieme alle parole, alle storie, di tante ordinarie corsie. Poiché le lacrime in ospedale sono inevitabili, cercherò di offrire una spalla su cui ridere.
Fabrizio Blini è uno scrittore italiano, autore del libro “Storie di ordinaria corsia”

Tumori: i sostegni naturali

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La notizia è di quelle che colpiscono: basterebbero quarantotto ore di digiuno per aumentare l’efficacia della chemioterapia e prevenire le recidive. Sono i risultati ottenuti da un team di ricercatori coordinati da Valter Longo, direttore dell’Istituto di longevità presso la University of Southern California di Los Angeles, insieme ai colleghi del laboratorio di oncologia dell’Istituto Gianna Gaslini di Genova, diretto da Vito Pistoia. E anche se si tratta di studi su animali – le sperimentazioni sull’uomo sono appena iniziate – i risultati confermano quello che molti naturopati affermano da tempo. «In pratica, il digiuno permette di distinguere le cellule amiche da quelle nemiche, che reagiscono diversamente alla mancanza di cibo. Il cancro è come un esercito di traditori difficilissimo da combattere, dal momento che indossano la stessa divisa dei “nostri”, le cellule sane. Che in questo modo ottengono una sorta di scudo magico che le differenzia dai nemici “traditori”». «Non abbiamo ancora conferme dell’efficacia sui pazienti», aggiunge Longo, «ma pensiamo che i malati abbiano tutto il diritto di chiedere ai loro oncologi un parere su questo tema».

Si tratta dell’ennesima conferma, se ce ne fosse bisogno, del rapporto strettissimo tra alimentazione e cancro. Ci sono diversi alimenti di cui conosciamo gli effetti antitumorali, come cavoli, aglio e cipolla, e più in generale verdure e frutta, ma anche bevande come il tè verde; quest’ultimo, però, come osserva Fabio Firenzuoli, direttore del Centro di medicina integrativa dell’azienda ospedaliera di Careggi a Firenze, «risulta efficace soprattutto sotto forma di estratto». Mentre sono da evitare gli alimenti con elevato indice glicemico, come i cereali raffinati, ma anche le proteine in eccesso e i grassi animali.

A cura di Paola Emilia Cicerone per Vita e Salute, Maggio 2012

La sanità italiana secondo Fabrizio Blini

Fabrizio Blini, autore del libro “Storie di ordinaria corsia”, autobiografia di un paziente che trascorre gran parte della sua vita tra le mura di un ospedale, racconterà sul nostro blog il suo punto di vista sulla sanità di oggi. Tentando di dar voce ai pazienti, Blini proporrà una serie di articoli ironici ed oggettivi sulle diverse sfumature che colorano la realtà ospedaliera italiana.

Ancora una volta protagonisti saranno i pazienti, “antropologi della flebo”, grazie ai quali, come in “Storie di ordinaria corsia”, si metteranno in rilievo le luci e le ombre che caratterizzano il servizio sanitario a 360 gradi.

Importante sarà raccontare anche l’impegno di migliaia di persone che dedicano la loro vita ad aiutare i pazienti, contribuendo con la loro preziosa azione a migliorare la difficile vita negli ospedali.

Insomma, un interessante spunto di riflessione che speriamo possa coinvolgere tutti gli utenti che ci seguono!

Giornata Nazionale per l’Epilessia

Picture by Functional Neurogenesis

L’epilessia è una malattia neurologica che si manifesta sotto forma di disturbi improvvisi e transitori, le cosiddette crisi, che dipendono sostanzialmente  da un’alterazione della funzionalità dei neuroni.

Domenica 6 maggio 2012, in occasione dell’undicesima Giornata Nazionale dell’Epilessia, la Lega Italiana contro l’Epilessia (LICE) e della  Fondazione Epilessia si sono ritrovate nelle piazze con l’obiettivo di promuovere le donazioni per far sì che non si interrompa la ricerca. Ad oggi sono 500.000 le persone che soffrono di epilessia in Italia, prevalentemente bambini ed anziani, ecco perché viene ormai definita malattia sociale.

E’ nata un’iniziativa dalla Fondazione LICE che coinvolge direttamente i malati nel progetto “Raccontare l’Epilessia”, il primo  Concorso Letterario di Medicina Narrativa, che permette di poter raccontare in prima persona le proprie esperienze di vita legate alla convivenza con questa patologia. I racconti che verranno considerati migliori, saranno raccolti in un libro, che verrà pubblicato in occasione della Giornata Nazionale per l’epilessia 2013. Per ulteriori info: www.fondazioneepilessialice.it.

Uova e yogurt come non li avete mai immaginati

Picture by Dan4th

Da recenti studi effettuati dal PCRM, l’Associazione di Medici Statunitensi per una Medicina Responsabile, sono emerse due importanti rivelazioni nel campo dell’alimentazione.

La prima riguarda il consumo di uova, già ampiamente messo sotto esame per gli effetti negativi che può arrecare a causa del livello elevato di colesterolo.

In questo studio, le uova vengono associate allo sviluppo del cancro alla prostata. Si è svolta una ricerca seguendo circa 30.000 uomini: considerando di mangiare due uova e mezza a settimana, tutti gli uomini che hanno partecipato a questo studio, hanno aumentato dell’81% il rischio di sviluppare il cancro alla prostata. Inoltre, si è riscontrato che se negli gli uomini già colpiti da cancro alla prostata si aggiungesse alla loro alimentazione la carne rossa e pollame, il rischio di morte aumenterebbe.

Non risparmia nessuno anche il seguente studio effettuato, invece, su donne in gravidanza, secondo il quale l’assunzione di yogurt durante la gestazione aumenterebbe il rischio di problemi respiratori al bambino che potrebbe così soffrire di asma. La ricerca è stata effettuata in Danimarca: lo yogurt magro creerebbe dunque problemi a livello respiratorio al bambino in età infantile, mentre quello intero potrebbe favorire lo sviluppo di rinite allergica nell’adolescenza.

Trapianto: un dibattito sempre aperto

Picture by MT Silverstar

Pochi giorni fa è stato effettuato un trapianto di cuore all’ex vice Presidente degli Stati Uniti Dick Cheney.

Egli aveva sempre avuto gravi problemi cardiaci fin da giovane: a partire dai 37 anni fino al 201o aveva subito 5 attacchi di cuore. L’organo gli è stato donato da uno sconosciuto, dopo due anni di attesa da parte dell’ex vice presidente. Si ipotizza addirittura che, nonostante l’età avanzata del paziente, 71 anni, possa anche tornare alla carriera politica.

La questione dell’età del paziente che necessita un trapianto d’organo è ancora molto aperta. Il dibattito si sviluppa nel riconoscere o meno una “prioirità” a favorire i più giovani bisognosi a discapito delle persone più anziane. Purtroppo sono argomenti a dir poco spiacevoli, dato che il diritto alle cure non dovrebbe escludere o privilegiare nessuno, ma la situazione reale è che i donatori di organi sono ancora in netta minoranza di chi necessita un trapianto.

In Italia, dal 2002 ad oggi, sono stati effettuati 402 trapianti a persone over 70.  Sicuramente il nostro Paese è uno dei primi nelle classifiche internazionali per donazioni, e questo non può che farci onore.

Inoltre, proprio da quest’anno, il Ministero della Salute ha istituito la Giornata per la donazione degli organi il prossimo 27 maggio 2012.

Pet Therapy? Molto di più

Picture by Noël Zia Lee

Sempre più studi lo confermano: avere un animale a casa fa bene. E non solo alla psiche, protegge anche dalle malattie; difende il cuore e ci risparmia i problemi coronarici.

E’ stato effettuato di recente uno studio in Giappone che ha sottoposto ad una valutazione i malati di cuore o altre patologie correlate prevalentemente allo stile di vita: diabete mellito, ipertensione e iperlipemia.

Nei malati e proprietari di cani e gatti si è riscontrata una maggior capacità a gestire i cambiamenti di ritmo cardiaco dovuti a situazioni stressanti di vario genere. Quindi il possesso di animali può essere considerato un modulatore degli squilibri dell’attività nervosa autonoma cardiaca.

La conclusione più chiara è che cani e gatti, così vicini all’uomo, fungono da “sostenitori sociali” oltre che vera e propria compagnia per la vita.

La Pet Therapy è stata da tempo riconosciuta e classificata in due sotto categorie: la terapia assistita con animali e l’attività assistita con animali: esse sono un metodo co-terapeutico che, attraverso attività ludico-interattive con gli animali, permettono di stabilire e assicurare un miglioramento del livello psicofisico dei fruitori di suddette attività. Inoltre, i vantaggi possono considerarsi anche per gli animali stessi. Quindi un vero e proprio effetto bilaterale.

Le suddette attività possono essere svolte sia in strutture sanitarie, in centri di riabilitazione, case di riposo, scuole e centri gestiti da cooperative sociali.

Facebook: quello che volevamo sentirci dire

Picture by amysphere

Aprile 2012: L’Istituto Auxologico Italiano dell’Università Cattolica di Milano e l‘Institute of Tecnology del Massachussets hanno deciso di coinvolgere i loro studenti a partecipare ad una serie di test atti ad analizzare gli effetti a livello fisico e cerebrale di uno dei social network più famosi al mondo: Facebook.

Ricercatori USA e italiani si uniscono per cercare di trovare quello che ancora non si è scoperto, quello che si fatica ad ammettere: Facebook rilassa.

La rete social, infatti, permetterebbe l’attivazione di meccanismi in grado di abbassare lo stress e regolarizzare la frequenza cardiaca.

I risultati dei test sono stati inequivocabili: è stato registrato un elevato livello di attrazione ed eccitazione nel navigare tra i profili e tra le pagine di Facebook.

Come sempre, però, vi è il rovescio della medaglia. Il presente studio verrà presto confrontato con uno paritario, realizzato dall’Università di Oxford, che andrebbe, al contrario, ad affermare che l’uso smodato di Facebook possa ridurre le capacità di attenzione e causare una perdita di empatia.

‘In media stat virtus’, diceva qualcuno…