Prevenire per sanare

Come in tutte le specialità mediche, a cominciare dalla medicina di base, la prevenzione è un ottimo metodo che porta a minori rischi di ammalarsi e di creare così potenziali patologie invalidanti con ricadute anche economiche sulla comunità.

In oculistica, ad esempio, la patologia che per prima ha nella prevenzione la sua “terapia” migliore è il glaucoma.

Il glaucoma è la seconda causa al mondo di cecità che colpisce in Italia circa 500.000 cittadini. Si presenta spesso asintomatica e porta ad alterazioni del nervo ottico.

Nel mondo periodicamente si eseguono giornate dedicate alla prevenzione, misurando la pressione oculare. Queste giornate dovrebbero sensibilizzare l’opinione pubblica e spingere sempre più pazienti ad effettuare periodicamente dei controlli, ma, purtroppo, non raggiungono sempre l’obiettivo prefissato.

Come fare ad aumentare i controlli, andando oltre le giornate dedicate alla prevenzione?

In Italia ormai poche sono le persone che non abbiano una autorizzazione alla guida. Questa si rinnova periodicamente e sempre più spesso con l’aumento dell’età.

Nel gennaio 2011 sono state modificate le regole per ottenere l’autorizzazione e il rinnovo alla guida.

Io credo che se realmente, e senza interessi di categoria o politici, si volesse sconfiggere in modo capillare il glaucoma basterebbe mettere tra “le regole” la misurazione del tono oculare.

Tutti pagano un contributo per il rinnovo e sono certo che pagherebbero anche qualcosa in più per misurare la pressione.

Aspetto interessamenti specifici di colleghi di altre specialità che possano fare proposte utili alla prevenzione nell’interesse di tutte le persone che ci hanno permesso di amare la vita professionale che abbiamo scelto.

Il Dr Domenico De Felice dopo una lunghissima esperienza maturata presso l’Ospedale Fatebenefratelli e Oftalmico di Milano e presso altre cliniche oculistiche della Lombardia è membro dell’ Associazione Sulle regole di Gherardo Colombo nel gruppo Sanità e Consulente Oculista presso la Casa di Cura San Camillo di Milano.

Oilproject promuove l’educazione sessuale sul web

Picture by Jo Jakeman

Oilproject, il più grande sito di e-learning italiano, presenta 3 videochat in diretta in cui verranno trattati alcuni dei temi più di rilievo in materia di educazione sessuale: contraccezione, affettività e identità sessuale.

Nel primo, lunedì 23 aprile, alle 21 la ginecologa Aura Fede parlerà di “Contraccezione“.

Giovedì 3 maggio, la direttrice dell’Istituto Internazionale di Sessuologia Roberta Giommi risponderà alle “Prime domande su sesso e sessualità”.

Lunedì 7 maggio, il sessuologo e psicoterapeuta Filippo Nicolini curerà “Gay, etero o bisex? Le tue domande su identità e orientamento sessuale“.

http://www.oilproject.org/inclasse/contraccezione-e-prevenzione-istruzioni-per-luso-46.html

Stevia, sì al dolcificante zero calorie

Picture by Coco Mault

Sono in arrivo buone nuove per chi, fra i ricercatori, ha sempre affermato che tanto zucchero fa ingrassare e che i dolcificanti a base di aspartame &Co. potrebbero essere un rischio per la salute. Dopo anni di boicottaggio dell’Europa politica è arrivato infatti il via libera per la Stevia Rebaudiana, una pianta dal potere dolcificante straordinario e tutto naturale.

Il Comitato permanente della Commissione europea ha approvato il regolamento che consentirà di adoperare gli estratti di Stevia Rebaudiana come dolcificante. La decisione è arrivata dopo il parere positivo degli esperti scientifici dell’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare) sugli additivi alimentari.

Prima dell’autorizzazione europea, la Stevia era già utilizzata da milioni di persone nel continente americano (in Brasile – qui è anche usata come rimedio dalla medicina popolare per affrontare il diabete – Argentina, Paraguay, Uruguay, Bolivia, Perù, Colombia, Cile, Ecuador, Messico, Canada e Stati Uniti) e nel Sud-Est Asiatico (in particolar modo è in uso, dal 1970, in Giappone nell’industria alimentare, Korea, Indonesia, Cina, Taiwan; Australia, Nuova Zelanda); la Coca-Cola la impiega di recente come dolcificante per la Coca-Cola Light o Diet Coke. Infine, è presente in Svizzera e Israele.

A cura di Massimo Ilari per Vita e Salute

Gli italiani e l’obesità. Uno su due è sovrappeso

Picture by david.nikonvscanon

Giuseppe Fatati, direttore del Servizio di diabetologia, dietetica e nutrizione clinica dell’Azienda ospedaliera di Terni, ha riferito i dati scaturiti dall’ultimo «Obesity Day» e dall’Osservatorio Adi (6.715 partecipanti con interviste online e telefoniche):

  • Un italiano su due ha problemi di peso.
  • La maggior parte degli obesi è sedentaria.
  • L’obesità è un fenomeno prevalentemente maschile.
  • Gli uomini, sebbene più obesi, sono i più soddisfatti del proprio peso, quindi meno portati a modificare i propri comportamenti.
  • L’obesità è una priorità dei nostri giorni, anche da un punto di vista culturale e dei comportamenti.
  • L’obesità è un fenomeno che aumenta con l’età.
  • Non vi sono rilevanti differenze nell’area geografica, tuttavia è statisticamente significativa una maggior concentrazione di obesi nel sud e nelle isole.
  • Il consumo eccessivo di alcol può essere considerato una concausa dell’obesità.

È importante valorizzare i pasti come momento di convivialità e recuperare il piacere di discutere a tavola con la famiglia. È sconsigliabile mangiare meccanicamente senza distogliere lo sguardo dalla televisione.

I tesori di una tradizione

È importante ricordare le sane tradizioni della dieta mediterranea che propone:

  • Elevata assunzione di verdura, legumi, frutta fresca e secca.
  • Consumi equilibrati di pane, pasta, riso (meglio se integrali) senza troppi condimenti grassi.
  • Impiego di olio extravergine d’oliva come condimento.
  • Consumo contenuto di prodotti caseari (prevalentemente nella forma di formaggi e yogurt).
  • Modesto consumo di carne e pollame.
  • Presenza di pesce nel menù settimanale.

A cura di Renzo Pellati per Vita e Salute

Mangiare nostrum

Picture by La.blasco

Non solo chiese, monumenti e centri storici tra i patrimoni mondiali dell’umanità. Il Comitato Intergovernativo dell’Unesco ha infatti iscritto la «dieta mediterranea» nella prestigiosa lista dei patrimoni immateriali. La dieta mediterranea è intesa quale stile di vita sostenibile basato su tradizioni e valori culturali secolari; amalgama un insieme di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola, fino ad arrivare alle colture, alla raccolta, alla pesca, alla conservazione, alla preparazione e, in particolare, al consumo di cibo.

La dieta mediterranea è caratterizzata da un modello nutrizionale rimasto costante nel tempo e nello spazio, ricca di olio d’oliva, frutta, verdura e pesce, bassi quantitativi di carne rossa. Ma gli italiani la conoscono?

Al congresso nazionale dell’Adi (Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica) svoltosi a Roma, il Presidente Lucio Lucchin (direttore del Servizio di dietetica e nutrizione clinica del comprensorio sanitario di Bolzano) ha segnalato che l’80 per cento degli italiani dichiara di conoscere la dieta mediterranea. Le indagini alimentari qualificate, però, dicono che approfondendo l’argomento si scopre come il 55 per cento fornisca risposte sbagliate e il 25 non sappia proprio rispondere.

Consumi eccessivi

Quasi sempre si trascura il fatto che la dieta mediterranea sia caratterizzata dalla frugalità, associata a un consumo prevalente di cibi di origine vegetale. In realtà, lo stile mediterraneo ha subito negli ultimi anni un profondo cambiamento: sta diventando un ricordo per gli adulti e un capitolo di storia per i nostri bambini, ormai definiti «i più grassi d’Europa».

Diventano sempre più frequenti i pasti fuori casa, per necessità o pigrizia, e aumenta il consumo di cibi pronti più ricchi di zuccheri e grassi e sempre più distanti dal mediterraneo cibo da strada. Le quantità delle porzioni in Italia, dal dopoguerra a oggi, sono lievitate del 30-40 per cento, in controtendenza con le rilevazioni della comunità scientifica che segnalano una maggiore sopravvivenza con la restrizione calorica (dato già dimostrato negli animali da esperimento). Il nostro stile di vita è diventato prevalentemente sedentario, legato per trasporto e lavoro sempre più alle macchine, le quali si sono impadronite anche del tempo libero, riducendo il movimento e l’attività fisica. Poiché il grasso corporeo e il peso si accumulano quando il contenuto energetico degli alimenti e delle bevande introdotte supera l’energia richiesta dal metabolismo e dall’attività fisica dell’individuo, l’obesità è ormai diventata una patologia epidemica e gli interventi di prevenzione, finora, si sono dimostrati inefficaci. Per conoscere meglio il problema, l’Adi organizza ogni anno una giornata nazionale denominata «Obesity Day», grazie alla disponibilità dei Servizi di dietetica ospedalieri che forniscono note informative e questionari analoghi per tutto il territorio nazionale.

Nutrienti solo dal cibo

Oggi, sono molto diffusi gli integratori alimentari (nel 2010 il business ha sfiorato i 3 miliardi, fonte Nielsen). Queste sostanze, da un punto di vista scientifico, sono poco provate sull’uomo. Diversi studi dimostrano invece che frutta e verdura hanno effetti benefici non tanto per i singoli antiossidanti, quanto per la combinazione sinergica dei vari principi attivi. Studi epidemiologici hanno dimostrato come una più stretta aderenza alla dieta mediterranea sia associata a una longevità prolungata con un significativo miglioramento dello stato di salute, come è rilevato anche da una riduzione della mortalità per malattie cardiovascolari e delle più preoccupanti malattie degenerative. Queste evidenze supportano l’importanza di conoscere i meccanismi mediante i quali l’insieme dei nutrienti, assunti con la dieta mediterranea, espletano la loro azione.

Le origini della dieta mediterranea

Non bisogna confondere la dieta mediterranea con le solite diete diffuse dai periodici che si occupano di moda, o da altri «passaparola» che mirano a provocare una rapida sensazione di sazietà, inducendo a mangiare meno rispetto alle abitudini acquisite. Si tratta per lo più di diete monocibo (dieta delle patate, delle banane, del pompelmo, del minestrone), che dopo qualche settimana consentono di perdere qualche chilo. Però, passati alcuni mesi, chi si sottopone a simili abitudini le deve per forza abbandonare, sia per motivi di salute facilmente intuibili (sono squilibrate in alcuni principi nutritivi indispensabili), sia per motivi psicologici. È impossibile svolgere le innumerevoli mansioni della vita di tutti i giorni mangiando solo minestrone, o solo patate, o solo banane. Subentra la noia e si riprende a poco a poco l’alimentazione abituale: ovviamente il peso corporeo torna ai valori iniziali.

La dieta mediterranea, invece (più esattamente definita «modello alimentare mediterraneo»), è stata studiata da un fisiologo americano, Ancel Keys (1904 – 2004), il quale, soggiornando nell’Italia meridionale (al seguito delle truppe d’occupazione dopo la seconda Guerra mondiale) notò che il tipo di alimentazione dei contadini a sud di Salerno e della costa calabra (a base di verdure, ortaggi, frutta, pane, pasta, olio d’oliva, pesce, poca carne rossa) era notevolmente diverso da quello dei suoi coetanei statunitensi – abituati a enormi bistecche, hamburger, smisurate dosi di dolci ricchi di panna, zucchero, margarina, whisky, patate fritte, coca-cola. Soprattutto verificò che le malattie cardiovascolari avevano un’incidenza notevolmente inferiore a quella del Nord America.

Per dimostrare in modo scientificamente valido questa intuizione, Ancel Keys propose al Ministero della Salute degli Stati Uniti uno studio in cui fu preso in considerazione il modello alimentare di sette paesi (Stati Uniti, Finlandia, Paesi Bassi, Grecia, Italia, Jugoslavia, Giappone), con particolari indagini alimentari sulle scelte e le abitudini, su ricoveri ospedalieri e sui decessi, per verificare i benefici e i punti critici delle rispettive diete.

Da questi studi emerse chiaramente che il modo di mangiare migliore era quello mediterraneo (e la gastronomia italiana la più apprezzata). Si rilevarono le associazioni tra tipologia di dieta e rischio d’insorgenza di malattie croniche e si scoprì come il livello di acidi grassi saturi nella dieta e del colesterolo nel sangue rappresentassero un fattore in grado di spiegare le differenze nei tassi di mortalità e di prevedere i tassi futuri di malattie coronariche nelle popolazioni analizzate.

L’interesse della comunità scientifica internazionale nei confronti della dieta mediterranea è tuttora estremamente vivo, tanto che sono sempre più frequenti le pubblicazioni relative all’associazione tra stile nutrizionale di tipo mediterraneo e l’impatto sulla longevità e sulla salute dell’uomo.

A cura di Renzo Pellati per Vita e Salute

Sono “Storie di ordinaria corsia”

La copertina del libro di Fabrizio Blini in uscita il 4 aprile per ADD

Da domani in libreria Storie di ordinaria corsia, l’ autobiografia di un “paziente eccellente”: Fabrizio Blini. Uno che nella sua vita ha indossato più il pigiama che il doppiopetto ma che della sua storia di ricoverato, spesso e malvolentieri, ha fatto un punto di osservazione privilegiato: un antropologo della flebo, un sociologo dell’infermeria, uno che dall’alto della sua percentuale di invalidità, guadagnata sul campo operatorio, fa, giustamente un vanto.

I benefici del riposo anche in ufficio

Picture by Crisp1986

Lo stress provocato da un modo di lavorare disarmonico, da posture scorrette e dalla disorganizzazione del lavoro, causa malesseri psicofisici che, se non curati, si cronicizzano arrecando patologie anche gravi come ictus e infarto.

La legge sullo stress, entrata in vigore il 31 dicembre 2010, ha equiparato i danni provocati dallo stress a quelli sui quali finora la legge 626 aveva posto l’attenzione nell’ambito dell’antinfortunistica e delle malattie professionali. Ora le linee guida per la valutazione dello stress lavoro-correlato, approvate dalla Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro, obbligano tutte le aziende grandi e piccole, pubbliche e private a fare la rilevazione della percezione del rischio stress collegato all’attività lavorativa (decreto legislativo 81/08).

Come combattere lo stress da ufficio?

Il massaggio da ufficio costituisce un metodo di intervento efficace e low cost per curare e prevenire lo stress sul lavoro poiché agisce sia sul piano fisico (dolore al collo, spalle, cattiva circolazione, sindrome del tunnel carpale), sia sul piano psicologico (il cervello, sotto massaggio, produce endorfine, serotonine, dopamine, sostanze che alleviano ansia, insonnia, mal di testa e altri sintomi psicosomatici). Inoltre il massaggio da ufficio dura poco e si può fare ovunque e da vestiti.

Esistono figure professionali più esposte a stress e depressione, come:

  • operatori sanitari
  • badanti
  • assistenti sociali
  • insegnanti
  • lavoratori atipici
  • forze dell’ordine

Il massaggio in ufficio: adottato anche dalla Apple

David Palmer, massaggiatore di San Francisco, direttore del Touch Pro Institute, nel 1986 mise in produzione le prime versioni della «massage chair», la sedia da massaggio. La grande intuizione di Palmer fu di andare incontro alle persone facendo provare loro il massaggio sulla sedia completamente da vestiti. La sua grande fortuna fu che a San Francisco c’era un’azienda chiamata Apple, diretta da un certo Steve Jobs, il quale introdusse il massaggio da ufficio in azienda, con una grande eco mediatica. Di lì a qualche anno, quello strano oggetto che era la sedia da massaggio, fece la sua comparsa in aeroporti, stazioni, grandi magazzini e in ogni luogo dove si potesse praticare l’«on site massage», il massaggio sul posto.

Il massaggio in ufficio made in Italy

In Italia, il metodo è messo a punto dal dottor Giovanni Leanti La Rosa, autore del libro Massaggio da ufficio. Prevenzione e cura dello stress da lavoro. Anche in questo caso il massaggio risulta piacevole e rilassante sia per chi lo riceve, sia per chi lo fa. Il segreto sta nell’usare, invece della forza fisica, una forza che tutti abbiamo a disposizione gratuitamente: la forza di gravità. Appoggiandosi al massaggiato, si bilancia il proprio peso a seconda della sua struttura fisica, mentre le mani sono libere di ascoltare ogni minimo segnale proveniente dal corpo del massaggiato. In questo modo chi massaggia si rilassa, eseguendo una «danza» intorno al massaggiato che è anche una ginnastica e uno stretching: il massaggiatore si appoggia, opera trazioni, si accovaccia. Il tatto, l’unico senso bidirezionale, stimola la propriocezione, perciò massaggiando e venendo massaggiati si ritorna in contatto con se stessi: altro che pausa sigaretta o pausa caffè!

Ogni massaggio, quindi, ha una valenza terapeutica, anche se non si tratta di un massaggio profondo praticato da un medico.

Un esempio di massaggio da ufficio

Anche se non si dispone dell’apposita sedia da massaggio, si può praticare il massaggio da ufficio a una normale postazione di lavoro. Chiediamo alla persona massaggiata di appoggiare la testa sulle braccia, che fanno da cuscino, mentre noi possiamo sederci a un lato della scrivania e cominciare a fare lievi «stringi e molla» sul collo con le dita unite. Le prime manualità del massaggio sono esplorative, alla ricerca delle tensioni da sciogliere e della soglia del dolore da rispettare. Fra un movimento e l’altro non stacchiamo mai le mani dalla parte massaggiata; la continuità e la lentezza del contatto sono fondamentali per mantenere calda la parte e conferire una sensazione di monotona sicurezza. Le dita unite e le mani ravvicinate, inoltre, aumentando la superficie di contatto e rendono il massaggio ancor più rilassante e benefico.

A cura di Fabrizio Buratto per Vita e Salute

Menù che aprono la mente

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Un’alimentazione sana è importante per stimolare l’attività cerebrale dei bambini, permettendo loro di affrontare al meglio le tensioni e le ansie quotidiane. Il cibo di cattiva qualità è, infatti, ritenuto un fattore di rischio di gravi patologie e disturbi dell’infanzia, come il disturbo dell’iperattività.

Scopriamo insieme alcune ricette

Pane con i semi di lino
I cereali integrali contengono minerali, vitamine del gruppo B e triptofano, che combatte ansia e depressione; il lino è la fonte principale di omega 3 vegetali.

INGREDIENTI:

  • 300 g di farina di farro
  • sale marino integrale
  • un cucchiaio di semi di lino
  • pasta acida disidratata q.b.

PREPARAZIONE:

Impastate gli ingredienti con l’acqua sufficiente per avere un composto sodo. Fatelo riposare per almeno 5 ore al caldo. Foggiatelo a pagnotta o a filone e sistemate il pane su una teglia ricoperta di carta da forno. Lasciate lievitare per 30 minuti. Infornate a 190° e fate cuocere per 40 minuti circa.

Muesli alla banana
Una prima colazione nutriente è fondamentale, soprattutto se ha un buon equilibrio glicemico: le fluttuazioni di insulina, infatti, provocano sbalzi di umore e calo della concentrazione. L’avena è un cereale con proprietà calmanti. La banana contiene triptofano; il latte di mandorle magnesio, che ne facilita l’assorbimento.

INGREDIENTI PER UNA PERSONA:

  • 4 cucchiai di fiocchi di avena
  • una banana piccola
  • un bicchiere di latte di soia
  • una mela
  • 4 mandorle

PREPARAZIONE:
Ammorbidite i fiocchi con il latte tiepido. Unite la mela e le mandorle a pezzetti, la banana affettata. Mescolate e servite.

Zuppa di lenticchie al prezzemolo
Come tutti i legumi, le lenticchie contengono vitamine del gruppo B, importanti per il sistema nervoso.  Anche la patata fornisce queste vitamine, oltre a vari minerali. Il prezzemolo è ricco di vitamina C e di ferro.

INGREDIENTI PER 4 PERSONE:

  • 200 g di lenticchie già ammollate
  • 1 l di brodo vegetale
  • 300 g di patate
  • 1 cipolla gialla
  • 3 cucchiai di olio extravergine d’oliva
  • un mazzetto di prezzemolo
  • 4 fette di pane integrale raffermo
  • uno spicchio di aglio
  • sale

PREPARAZIONE:

Sciacquate le lenticchie e mettetele in una pentola con il brodo freddo. Unite la cipolla e le patate. Al bollore abbassate al minimo e fate cuocere per 45 minuti circa a fiamma bassa e a pentola coperta. A cottura ultimata regolate di sale e condite con l’olio. Tritate finemente il prezzemolo e unitelo alla zuppa. Servite con il pane tostato e sfregato con l’aglio.


Pasta con broccoli e zucca

Vitaminica e sedativa, la zucca si sposa molto bene con i broccoli, anch’essi vitaminici e antiossidanti. Con il tofu diventa un piatto unico.

INGREDIENTI PER 4 PERSONE:

  • 350 g di penne di cereali misti
  • 300 g di zucca pulita
  • 300 g di broccoli
  • 1 scalogno
  • 3 cucchiai di olio extravergine d’oliva
  • sale

PREPARAZIONE:

Affettate sottile lo scalogno e mettetelo in un tegame con poca acqua. Fatelo ammorbidire, quindi alzate la fiamma e fate asciugare il liquido. Unite la zucca tagliata a pezzetti e i broccoli tagliuzzati. Fate stufare gli ortaggi a fuoco basso, con poca acqua. Intanto lessate la pasta, scolatela e unitela alle verdure. Fatela saltare brevemente. Salate e condite con l’olio.

A cura di Giuliana Lomazzi per Vita e Salute

Le difficoltà del paziente, oltre la malattia

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Soffro di ipertensione arteriosa da circa 20 anni. Ho sempre utilizzato lo stesso farmaco. Un tempo la confezione conteneva 21 compresse utili per tre settimane di terapia, occorreva una ricetta in cui non si possono prescrivere più di due scatole, con un ticket di 4 euro. Oggi la confezione contiene 14 compresse utili per una terapia di due settimane con un ticket di 12 euro.

Credo che il contributo sempre maggiore chiesto al paziente non debba essere aumentato anche per le ulteriori difficoltà collegate al doversi recare più volte dal medico curante per ottenere la ricetta.

Proviamo a pensare ad una soluzione:
Le terapie croniche, quali l’ipertensione, dovrebbero essere “caricate” direttamente sulla tessera sanitaria senza necessità di passare dal medico curante. Questo alleggerirebbe il carico amministrativo al medico, portando risparmio di tempo al paziente. Indubbiamente la crisi economica incide sul maggior costo del farmaco e, considerando la necessità di risparmio sanitario, ricade sul paziente. Ma un punto di partenza potrebbe essere il risparmio di carta e plastica del confezionamento, con ricadute anche sullo smaltimento.

Che senso ha per un paziente cronico avere una confezione che copra solo 14 giorni di terapia? Quanta carta e plastica buttiamo inutilmente?

Una seconda idea, per migliorare velocemente la parte burocratica, lasciando più spazio alla medicina, riguarda le prestazioni di ricovero per interventi chirurgici o parachirurgici.
Che senso ha dover passare dal medico curante a “copiare” una richiesta scritta da uno specialista? Basterebbe accettare direttamente il paziente ed apporre sulla ricetta scritta dallo specialista il codice D.R.G.  specifico di rimborso.

Insomma ripensiamo ad una nuova medicina, più dalla parte del paziente, e forse, così facendo la miglioreremo, ridando alla figura del medico di famiglia una dignità più medica e meno burocratica.

Il Dr Domenico De Felice dopo una lunghissima esperienza maturata presso l’Ospedale Fatebenefratelli e Oftalmico di Milano e presso altre cliniche oculistiche della Lombardia è membro dell’ Associazione Sulle regole di Gherardo Colombo nel gruppo Sanità e Consulente Oculista presso la Casa di Cura San Camillo di Milano.

“Voglio arrivarci viva”: la presentazione del nuovo libro di Marina Garaventa

Copertina del libro "Voglio arrivarci viva" di Marina Garaventa

Una storia di vita e di coraggio raccontati nel nuovo libro di Marina Garaventa: “Voglio arrivarci viva“. Lunedì 26 marzo alle 18.00 presso la Feltrinelli di Genova, lo scrittore Daniele Rubboli presenterà il nuovo libro edito da TEA.

Alla presentazione del libro interverranno Emilia Tasso e Cinzia Bassani, regista. Beatrice Campanella ed Eleonora Carpi della Compagnia Giovani del Suq leggeranno alcuni brani tratti dal libro. Marina Garaventa interverrà in collegamento via web.